Prodi Brancaccio e l’euro

04 dicembre ’13
sinistranoeuro.wordpress.com

SOMMARIO
> Prodi e Brancaccio sull’euro
> Congresso: considerazioni a caldo

Emiliano Brancaccio
Prodi e Brancaccio sull’euro
Piazza pulita La7

Anche tra i padri fondatori dell’euro sembrano affiorare dubbi ed inquietudini sui
destini dell’Unione Monetaria Europea. In una interessante e per certi versi
contraddittoria intervista, Romano Prodi esprime pessimismo sulla possibilità che i
paesi mediterranei riescano a coalizzarsi per imprimere una svolta tangibile alle
politiche economiche dell’euro-zona. Ma, come è stato chiarito nel “monito degli
economisti”pubblicato dal Finacial Ttime, le attuali politiche europee stanno
accentuando le divergenze tra gli andamenti economici fra i membri dell’unione. ciò
significa che l’euro-zona continua a muoversi lungo un sentiero insostenibile. Tra i
motivi c’è anche il fatto che la Germania, pur essendo il paese più forte dell’unione,
si ostina a praticare una politica di deflazione relativa dei costi unitari del lavoro ed in
particolare dei salari, con una crescita delle retribuzione che dal 1999 è risultata
molto inferiore alla media europea. Rodirk, Galbraith., Semmeler, Gallegati, Carlin,
Kirman, e gli altri firmatari del “monito” ritengono che proseguendo in questa
direzione, ai decisori politici non resta altro che una scelta cruciale tra modalità
alternative di uscita dall’euro.

Congresso: considerazioni a caldo
ugo boghetta

La fase territoriale dei congressi è terminata. Possiamo tranne un sommario bilancio.
È andato meno peggio del previsto. Ma l’impatto sul partito di questi due anni sono
stati tremendi. I dati finali verranno comunicati a Perugia. Si percepisce comunque
un’identità labile, una percezione confusa di se stessi, una linea politica non chiara e
che non morde. Ma non siamo i soli. C’è difficoltà a far politica.
Il congresso “lungo” ha evitato la discussione sotto l’impatto emotivo post
rivoluzione civile. Per altro, tuttavia, non si è stati in grado, ed in alcuni casi non si è
voluto, utilizzare il congresso lungo per approfondire analisi e proposte.
I documenti non stimolavano la discussione poiché in parte erano strumentali e
unilaterali scritti per portare acqua al proprio mulino. Le proposte sono quelle del
precedente congresso, salvo aggiornamenti più “climatici” che politici.
Proposte già sperimentate e inefficaci sia da noi che da altri. Ci sono poi quelle giuste
ma ancora senza segni di realizzabilità come per il soggetto della sinistra.
Non ha aiutato la forma congressuale: i documenti contrapposti.
Si perdeva spesso il filo. Non era chiaro quale fosse il centro del congresso stesso. In
alcuni casi le poche decine di minuti di discussione nel documento uno sugli
emendamenti è stata più chiara delle ore di dibattito precedenti. Anche si è parlato
degli emendamenti che del testo emendato. Ciò ha favorito un voto passivo al
documento-base. Raramente, ad esempio, qualcuno ha fatto riferimento alla
disobbedienza ai trattati, o al testo base dove si parlava di rinnovamento.
Se si fosse proceduto in modo diverso il dibattito sarebbe stato più stimolante, ci
sarebbe stata più chiarezza, le scelte sarebbe state più coscienti.
Basta con questi congressi!
La cosa peggiore ora è che il congresso non serva a nulla e che l’orologio torni al
CPN d’avvio ed ai contenuti iniziali.
Allora avremmo discusso per nulla. Il congresso ha il dovere di scelte che facciano
tesoro dello discussione: limiti compresi.
Del resto la politica corre veloce: le larghe intese in Germania fra Markel e SPD ci
dicono che questa Europa è irriformabile. Che l’euro continuerà a mietere vittime.
L’Europa va ripensata; ma non possiamo che ripensarla come Europa di stati sovrani:
la confederalità. Qui sta uno degli errori fondamentali. Il non aver capito che la
mancanza di sovranità portava alla tecnocrazia liberista e che il potere rimaneva agli
stati forti.
Ma per ripensarla bisogna romperla. per romperla bisogna usare la forza disgregatrice
prodotta dal virus: l’euro.
L’altro grande tema è il rinnovamento.
Il rinnovamento che è andato ben oltre gli emendamenti. Anche gli emendamenti di
Grassi, imbottito di apparato nazionale che non mi sembra abbia mai brillato per per
il Rinnovamento, è stato presentato con lo stesso senso di quello Mainardi. La stessa
mozione tre ha in larga parte raccolto consenso per questa esigenza di cambiamento,
rinnovamento, chiarezza.
Ma ci può essere un rinnovamento, che non parta dal segretario e dalla segreteria?
Non è rottamazione ma la necessità di una svolta visibile e necessaria.
Abbiamo bisogno di nuove figure che portino il partito fuori dalla resistenza, fuori
dal passato. Purtroppo a qualcuno è toccato il periodo più nero, sperando che sia alle
spalle. Per questo dobbiamo ringraziarli. Ma la gestione del partito non è stata
all’altezza: troppo verticismo, auto-referenzialità, mancanza di collegialità.
Il permanere produrrebbe solo ripetizione. È stato evidente in questi sei mesi in cui,
invece di dimettersi, si è rimasti al proprio posto senza innovare, senza discontinuità.
Ora dobbiamo cambiare.
Dobbiamo cambiare anche il modello organizzativo. È possibile un partito articolato
come se fosse di massa. Dobbiamo pensarlo flessibile. Capace di concentrarsi su uno
o pochi obiettivi: modello Task Force lo abbiamo chiamato a Bologna. È possibile
non fare i congressi regionali e ripensare il regionale come strutture di coordinamento
delle federazioni? C’è altro ancora. Serve una procedure decisionale partecipata
coinvolgendo il partito prima delle decisioni del CPN. Serve la discussione su singoli
punti. Serve il referendum obbligatorio in caso di elezioni.
Possiamo continuare a dirci che dobbiamo ripensare il modello e non farlo mai?!
Non lo faremo nemmeno questa volta poiché nei congressi già si fatica a parlare di
politica.
Per questi motivi intendo proporre che il congresso si tenga ogni quatto anni, che
dopo il congresso si tenga la conferenza d’organizzazione con il compito di dare
gambe alle decisioni del congresso e che il congresso abbia il compito di cambiare e
adeguare modello organizzativo ed il relativo Statuto.

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