– Lista per le europee: un’altra carnevalata? Ugo boghetta
– Fassina no-euro ci sorpassa a sinistra? Mimmo Porcaro
– E’ nato il Coordinamento della Sinistra contro l’euro

 

Un’altra carnevalata?
ugo boghetta
Le elezioni europee questa volta sono importanti, forse decisive per aprire una fase nuova in
Europa. La candidatura di Tsipras era un’ottima occasione per costruire la sinistra. Da sempre il Prc
si batte per questo. Ma il partito è inquieto, a volte sgomento, tranne la cricca Burgio, Grassi,
Oggionni passati al fronte antiPRC, antipartito e anticomunista.
I problemi vengono da un percorso confuso e con colpi di mano. La prospettiva è incerta.
La candidatura Tsipras ha aperto positive contraddizioni in Sel. Sel sta nel centrosinistra ma il PD è
da anni nelle larghe intese liberiste, il PSE è pilastro di questa Europa, la SPD sostiene la Merkel,
Hollande sembra avere cose migliori da fare. Sel ha il problema del quorum alle Europee ed in
Italia. Ora è sbucato la possibilità del ripescaggio: una marketta che dimostra ancora una volta l’uso
privatistico delle istituzione e delle leggi elettorali. Cosa farà Sel dipenderà dalla legge elettorale?
Sta il fatto che per le elezioni europee, cerca di salvare capra e linea politica con un salto carpiato:
afferma di poter stare con Tsipras, non aderendo al Gue ma guardando a Shultz. È un evidente
operazione trasformista. A questo opzione ammicca la Spinelli.
Se dovesse passare la proposta si produrrebbe una lista schifezza: gli elettori non saprebbero dove
si collocherebbero i parlamentari. Non si può fare. In secondo luogo saremmo ambigui rispetto al
PD/PSE già sul piano dello schieramento. Anche questo non si può fare.
Sul versante dei sei intellettuali siamo all’impazzimento. Costoro si arrogano il diritto di decidere,
ovviamente on-line, chi ci sta, come ci si sta. Alla faccia dell’orizzontalità, della costruzione dal
basso. Sono contro i partiti ma si presentano come un’elitè: autoreferenziale per natura, come Grillo
e Casaleggio! Più che un passo indietro, come auspicava Tsipras, hanno occupato l’entrata e messo i
tornelli.
Ma chi sono costoro? Due scrivono su Repubblica: il più importante giornale liberal-liberista.
Quello che ha contribuito a sfasciare la sinistra in Italia: comunista e non. Tutti apprezziamo Gallino
ma chi ha letto i suoi libri sa che alle analisi mirabili e catastrofiche corrispondono proposte che
sono acqua fresca. Revelli e Viale sono i rappresentanti di quello spontaneismo, postoperaismo che
giunge, di passaggio in passaggio, fino a Toni Negri. Anche lui favorevole alla lista. Poi c’è
D’Arcais.
Non stupisce, dunque, l’offensiva contro il Prc tesa a cancellarci perchè partito, perchè comunisti. Il
documento della sinistra europea condanna l’anticomunismo risorgente in Europa. In Italia
l’anticomunismo sta nella sinistra! È stato giusto rispondere a tutto ciò affermando che siamo il
partito che ha proposto Tsipras, ma questo non è sufficiente. Costoro ce l’hanno con la stessa
nozione di partito. Sono i fautori dell’americanizzazione della politica. Possibile che non abbiamo
imparato niente da Cambiare si Può!? A monte sono contro la nozione di classe che sostituiscono
con le nozioni di cittadini, persone, multitudini. La lotta di classe è sostituita da quella per i diritti. I
beni comuni non devono essere né pubblici né privati quindi sono una forma del privato. I
lavoratori ed i rapporti di produzione scompaiono e quindi scompare anche il capitale. Il
cambiamento, dunque, avverrebbe “naturalmente” come al tempo per la socialdemocrazia. In questo
caso non di crollo si tratta ma di l’autoscioglimento. Un altro mondo è possibile ma non si sa cos’è,
ma non è il socialismo. Molte di queste posizioni sono parallele, tangenziali al pensiero liberale e
liberista più avveduto. Addio Marx, Lenin, Gramsci. E non a caso, e contro ogni evidenza, per
costoro l’Europa è riformabile anche senza rompere l’euro.
È comunque un fatto che da quando queste ideologie postmoderne hanno preso
progressivamente piede è sceso il livello del conflitto, la sua concretezza, la sua capacità di
progettare l’alternativa. L’arroganza con cui costoro sostengono le loro tesi è davvero fuori
luogo.
Se si producesse una lista di tal fatta continuerebbe l’anomalia italiana. Negli altri paesi infatti
sono le forze classiste il perno delle alleanze. Il profilo della lista sarebbe moderato fino a
confondersi con il centro sinistra. Contro il rigorismo della Troika ci sono anche Letta,
Napolitano; e aspettiamo per vedere Renzi cosa inventa. Viale, nella conferenza stampa di ieri
ha parlato di rinegoziazione dei trattati, ma nel documento della SE si parla di disobbedienza,
di rottura. Come non condividere quanto scrive Cesaratto:”La giustificata accusa di perpetuare
un velleitario utopismo europeista, peraltro facilmente imitabile da un Renzi qualsiasi, è dietro
l’angolo. Questo aliena alla lista Tsipras la simpatia di quella parte del paese, fra cui migliaia di
giovani, che ha consapevolezza del segno reazionario con cui l’Europa monetaria è stata costruita
e viene difesa, una impronta non facilmente modificabile. Pari coscienza non è ancora, sospetto,
patrimonio di molti padri (e madri) nobili della lista. Dotata di un messaggio così debole, quale
può dunque essere il suo appeal? Allo stato essa appare come un rassemblement di istanze
politiche e movimentiste déjà vu attorno a un grido di dolore di una élite di volenterosi intellettuali.
Il respiro programmatico della proposta politica va dunque radicalizzato”.
Tutto ciò avviene sì per la nostra debolezza. Debolezza però amplificata dal solito tatticismo e da
elaborazioni simili e contigue alla marmellata di cui sopra che impediscono di criticare a fondo la
costruzione dell’Europa Nazione e l’euro, porre il tema della sovranità nazionale, elaborare un
progetto socialista concreto. Progetto che dovrebbe essere nostro “il marchio di fabbrica” .
Paradossalmente veniamo criticati perchè abbiamo una indentità comunista. Identità, tuttavia, che è
solo un nome. Oggi si misura tutta la vacuità del congresso.
Il fatto è che loro fanno battaglia sulla loro visione del mondo, sul loro progetto. Noi no! Una
cosa è essere unitari, un’altra è subire passivamente. I compagni sono disarmati.
Qui siamo. Con questi presupposti se nascerà qualcosa non sarà Syriza ma un’altra SEL con altri
Vendola.
Si può recuperare? Alcune cose sì altre non più.
Ancora si può tentare una lista aperta a tutti gli euroscettici. Ancora si può tentare di radicalizzare la
proposta. Voglio ricordare che il congresso di Madrid ha modificato il documento finale per
includere l’interlocuzione con le posizioni no-euro. È inoltre fondamentale che la posizione classista
risulti alta, forte e chiara. Ah dimenticavo. Tutti dicono che dobbiamo fare in fretta perchè ci
sono le firme da raccogliere. Già. Chi le dovrà raccogliere?!

 

Fassina no-euro ci sorpassa a sinistra?
Mimmo Porcaro
Fassina contro l’euro? Fassina più radicale del Prc? Fassina meglio di Tsipras? Non esageriamo. Nel
suo ultimo, interessante intervento (Titanic Europa?, in “Italianieuropei” 1/14) l’ex viceministro
dell’economia dichiara pur sempre di voler “salvare l’euro e la civiltà del lavoro” (ossia capra e
cavoli). Eppure, a differenza dei molti amici entusiasti dell’euro, il nostro non risparmia critiche
durissime alla gestione dell’economia continentale, fino a dire che, se continua così, l’Unione è
destinata in breve a tragica fine: “l’iceberg è sempre più vicino”, “i dati sono inequivocabili”, e via
di questo passo. Inoltre, a differenza dei molti critici “per modo di dire”, che urlano ben più di lui
contro le nequizie dell’Unione e dell’euro, ma intanto considerano irreversibili sia l’una che l’altro,
l’autorevole esponente del Pd dice una cosa a tutt’oggi inaudita. Dice che i danni sono tanto
evidenti ed i tempi così stretti che “l’ultima occasione utile è la presidenza italiana dell’Unione
europea, nel secondo semestre del 2014”. In quel periodo i nostri rappresentanti dovranno mettere
tutti i governi di fronte alla realtà, “e prospettare l’alternativa non come patetico ricatto, ma come
inevitabile conseguenza della deprimente continuità politica dei vertici di Bruxelles”. E quale
sarebbe l’alternativa? “L’alternativa alla svolta nella rotta di politica economica è, per noi, la
rinegoziazione, fino ad arrivare alla revisione unilaterale, degli impegni sottoscritti”.
Non possono sfuggire a nessuno, e sicuramente non sfuggono a Fassina, le conseguenze di questa
“rottura unilaterale”: non può derivarne che la rottura dell’euro e dell’Unione, che stanno in piedi
solo finché restano come sono, a vantaggio di Berlino, altrimenti finiscono. Cosicché assume un
senso più chiaro, se non sono pessimo interprete, la frase altrimenti sibillina con cui si chiude il
testo che stiamo esaminando : “Meno peggio, nell’irreversibilità del quadro, tentare di governare da
sinistra la regressione politica ed economica che rassegnarsi a una regressione caotica a nutrimento
dei populismi antidemocratici”, dove “regressione” indica sia un periodo di generale turbolenza sia
l’uscita, il regresso appunto, dal sistema dell’euro.
Ora, io sono portato a credere che il semestre della presidenza italiana sia l’ennesimo paravento che
la sinistra eurista frappone tra sé e la realtà: cadute la “risorsa Hollande” e la “speranza Spd” si
pretende adesso che il giovane Letta (Letta!) si imponga sulla Merkel. Sono inoltre portato a credere
che le cose che Fassina indica (spesso giustamente) come necessarie alla svolta siano impossibili
nel contesto dato perché – si tratti del riequilibrio dei surplus o dell’unione bancaria – implicano
una solidarietà che non può certo essere chiesta ad un Paese che, come la Germania, sta piuttosto
pensando a rafforzare il dominio economico con quello politico-militare. Già, perché può forse
essere “interesse nazionale tedesco” allentare (ma solo allentare!) il suo “feroce mercantilismo”, ma
non lo è, invece, l’accettare il necessario mutamento delle regole del gioco. Perché, e continuiamo a
citare Fassina “ lo status quo è ottimale per i tedeschi: la moneta unica blocca le svalutazioni
competitive storicamente praticate dai Piigs, i rischi sovrani alimentati dalla recessione spostano in
Germania valanghe di capitali e consentono credito a tassi reali negativi per le aziende tedesche; la
deflazione impone alla Bce politiche monetarie espansive che raffreddano l’euro ad un livello
irraggiungibile per il marco e aiutano le esportazioni tedesche extra Ue”.
Proprio per questo puntare sul semestre italiano e sulla generosità teutonica mi pare illusorio.
Eppure riconosco che Fassina ha fatto una cosa importante: ha posto un termine all’europeismo
dogmatico, e a tutti i suoi correligionari ha detto che il masochismo rituale ha un limite: il dicembre
2014. Dopo di che, se le cose non cambiano, si rompe. Certo, nel gennaio 2015 qualcuno dirà che
qualcosa si è ottenuto, molti faranno ancora i salti mortali per dimostrare la razionalità dell’euro e
altri paraventi saranno rizzati: ma dopo il gesto di Fassina tutto sarà più difficile.
Capito? Lo capisce la sinistra del Pd, se esiste? E soprattutto lo capisce quella parte della sinistra
radicale che oggi sostiene la lista Tsipras anche perché quest’ultima sembra votata ad essere
europeista fino alla morte? Se la lista Tsipras sapesse invece essere, su questo punto, radicale
almeno come Fassina, se sapesse dire agli italiani, quantomeno, che l’europeismo deve fare i conti
con la realtà e deve darsi condizioni precise e tempi definiti, non solo riscuoterebbe più successo,
non solo contribuirebbe di fatto al giusto discredito dell’euro, ma, soprattutto, aiuterebbe davvero
Tsipras e Syriza ad affrontare le durissime scelte che presto si ergeranno di fronte alla Grecia: come
gestire la probabile vittoria elettorale, come stracciare il memorandum della Troika, come rifiutare i
diktat tedeschi e salvare il popolo greco se si è da soli, un solo partito, un solo Paese, in un coacervo
di partiti e Paesi che non vogliono considerare neanche come ipotesi la possibilità di una rottura
dell’Unione e dell’euro? Come affrontare lo scontro durissimo con Bruxelles se non nel quadro di
uno scontro generale tra Europa settentrionale e meridionale, in cui quest’ultima ponga con
chiarezza scadenze ed alternative?
Ecco: fissare un termine, e rispettarlo, sarebbe forse un modo onesto di bilanciare le proprie residue
speranze europeiste (per chi ne ha ancora) con il realismo, sarebbe un modo per imporre anche ai
più restii l’esigenza di pensare ad uno scenario alternativo, per impostare una campagna elettorale
più chiara, per aiutare il popolo italiano oggi e quello greco domani a riconquistare la propria
autodeterminazione. E’ poco, ma se non ci sarà nemmeno questo la lista Tsipras resterà al palo,
oppure manderà a Strasburgo qualche confusionario in più. A che pro?
P.S. Nel suo articolo Fassina ci propone molte osservazioni incidentali, alcune giuste, altre meno,
altre sbagliate. Tra queste ultime c’è il riferimento, sopra riportato, alle “svalutazioni competitive
storicamente praticate dai Piigs”, che ripete, volendolo o meno, lo stereotipo della svalutazione
come astuzia levantina praticata dai meridionali contro i virtuosi nordeuropei. Per una diversa
considerazione delle svalutazioni italiane rimando all’utilissimo post di Alberto Bagnai “Zingales e
la svalutazione strutturale continua”.

 

E’ nato il Coordinamento della Sinistra contro l’euro
COMUNICATO
«Organizzata dai Promotori del Convegno “OLTRE L’EURO. LA SINISTRA, LA CRISI,
L’ALTERNATIVA”, si è svolta a Firenze il 2 Febbraio, un’Assemblea Nazionale, cui hanno
partecipato forze politiche e associazioni della sinistra-no euro, che considerano la riconquista della
sovranità nazionale, popolare e democratica, il principale terreno di lotta di questa fase.
Solo battendo il blocco oligarchico dominante si potrà evitare al Paese la catastrofe, difendere e
applicare la Costituzione e tenere aperta la strada per la fuoriuscita dal capitalismo. Una battaglia di
portata storica che potrà essere vinta solo dando vita alla più larga alleanza popolare, attraverso la
fondazione di un nuovo Comitato di Liberazione Nazionale, che ponga la Costituzione come sua
base e cornice valoriale. La battaglia contro la gabbia dell’euro non può essere lasciata alle destre
populiste.
– L’Assemblea, svoltasi in un clima unitario ed inclusivo, dopo aver approvato nelle sue linee
generali il documento politico che alleghiamo, ha deciso di dare vita al Coordinamento Nazionale
della sinistra contro l’euro;
– L’Assemblea ha eletto un Comitato Operativo di 17 membri a cui è stato affidato il compito di
consolidare il Coordinamento, di portare a termine il processo costituente e di incontrare ogni forza
interessata alla fondazione di un nuovo CLN;
– Fanno parte del Comitato Operativo: Giuseppe Amini, Ugo Boghetta, Claudia Castangia,
Leopoldo Cattaneo, Shirin Chehayed, Valerio Colombo, Beppe De Santis, Fabio Frati, Giuseppe
Giordano, Tony Manigrasso, Leonardo Mazzei, Angela Matteucci, Rodolfo Monacelli, Luigi Nanni,
Moreno Pasquinelli, Mimmo Porcaro, Antonio Stacchiotti;
– L’Assemblea ha infine approvato un Ordine del giorno contro la legge truffa elettorale, dando
incarico al Comitato Operativo di verificare la possibilità di promuovere una campagna unitaria a
scala nazionale per impedire che questa legge truffa sia approvata dal Parlamento.

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