Materiali per intervenire nelle assemblee e nelle attività della lista Tsipras – Ugo Boghetta

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PARTE 1

Nell’ultimo documento la Direzione propone finalmente alcune argomentazioni condivisibili.
Evidentemente le critiche servono. A proposito della lista Tsipras si afferma: “ …. Un percorso che ha visto delle criticità che non vanno taciute, quali la decisione sul simbolo, il percorso centralizzato della sua creazione, gli accenti anti-partitisti, ma che ha anche avuto il merito di aprire alla possibilità di una lista unitaria. ……….ma non (é) ancora come spazio pubblico per la creazione di un soggettività nuova della sinistra di alternativa”.
Ma il disagio è tale da indurre Dino Greco a scomodare il povero Lenin il quale scriveva nel 1905 che:” la rivoluzione socialista in Europa non può essere nient’altro che l’esplosione della lotta di massa di tutti gli oppressi e di tutti i malcontenti. Una parte della piccola borghesia e degli operai arretrati vi parteciperanno inevitabilmente (senza tale partecipazione non è possibile una lotta di massa, non è possibile nessuna lotta rivoluzionaria); e porteranno nel movimento, non meno inevitabilmente, i loro pregiudizi, le loro fantasie reazionarie, le loro debolezze e i loro errori. Ma oggettivamente essi attaccheranno il capitale, e l’avanguardia cosciente della rivoluzione, il proletariato avanzato, esprimendo questa verità oggettiva della lotta di massa varia e disparata, variopinta ed esteriormente frazionata, potrà unificarla e dirigerla, conquistare il potere (…). Colui che attende una rivoluzione sociale pura non la vedrà mai; egli è un rivoluzionario a parole che non capisce cos’è la vera rivoluzione”.
Afferma giustamente Greco che occorrerà tempo, molto lavoro, molte lotte ed altri passi in avanti e che le scorciatoie sono le illusioni dei pigri, non sono roba per i comunisti. Certo, Lenin parlava di classi, ceti, lotte di massa e non di liste elettorali, ma ciò non toglie validità del paragone: le aggregazioni plurali sono spurie per definizione. Il problema nasce proprio dal fatto che il lungo lavoro di cui parla Dino, per avviarsi deve avere un senso, una direzione, un progetto, una teoria adeguati altrimenti si finisce per essere subalterni. Sono queste assenze alla base del disagio dei compagni. È il non sentirsi forti di un progetto, di una cultura politica, di una prospettiva. Intuiscono una mancanza di identità. Percepiscono più di tanti dirigenti che si passa di necessità in necessità, dall’essere sempre marginali e che a loro tocca sempre fare gli sherpa. Lenin, proprio perchè vedeva il carattere spurio dei processi, per fare la rivoluzione ha dovuto rivedere molti concetti evoluzionisti della socialdemocrazia e dello stesso Marx (anche se Marx in realtà arrivò a considerare la possibilità della rivoluzione in Russia), compresa la rivoluzione in Europa. Tant’è che qualche anno dopo il 1905 cacciò dal partito le tendenze moderate (che pur erano ben più di sinistra dei nostri 6 soloni) e si costituii il partito bolscevico. Queste tendenze, infatti, ostruivano la possibilità di cogliere le opportunità rivoluzionarie proprio perché non erano in grado di concepire la lotta di classe spuria, i cambi di situazioni, i salti politici necessari e possibili. Un recente tentativo spurio è stata, ad esempio, la vicenda dei forconi. Vicenda alla quale gran parte dei facenti parti la lista, noi compresi, ha reagito anti-leninianamente. Così come gran parte reagisce alle questioni radicali che pone l’Europa Reale. In parte ciò è avvenuto per la manifestazione del 19 ottobre scorso. A Bologna, ad esempio, ci sono state due manifestazioni: una in solidarietà della lotta dei facchini, l’altra dei migranti, pochi dei partecipanti alle assemblee per la lista erano presenti.
Lenin parlava da comunista e rivoluzionario. Lenin portava sempre una battaglia teorica, politica ed organizzativa, ciò che noi quasi mai facciamo. Una cosa infatti è lavorare in modo unitario, altro è essere unitaristi e non contrastare sul piano ideologico e politico l’egemonia radical chic che non contempla le lotte spurie, lo stesso classismo, altre idee dell’Europa, per non dire del socialismo. Concezioni che assomigliano a quelle posizioni che Lenin ha combattuto ferocemente. Il problema non sta dunque nel prendere le distanze dalla la Lista Tsipras così come sta nascendo in Italia in nome di un puro processo astratto. Il problema è starci con la consapevolezza che le posizioni “civiche come ideologia” saranno (e sono) un grande impedimento poiché il conflitto è tortuoso, altalenante, sporco. Il problema è evitare il pericolo che succeda come per la Federazione della Sinistra approcciata con un unitarismo fastidioso e sbagliato. Quanti allora sono stati consenziente e acritici votando ancora una volta:”la sicurezza, la disciplina”!? Allora questo lungo lavoro cominciamolo e non subiamo un’altra volta. Ma come possiamo operare nella mancanza di un progetto di transizione e trasformazione socialista!? Per questo motivo il nostro profilo politico assai debole va ripensato proprio dentro al percorso. Ripensamento assolutamente necessario per l’ora ed ancor più per il dopo e gli inquietanti scenari che si apriranno.

PARTE 2

Vediamo dunque alcune problematiche tenendo conto di alcune affermazioni che vengano spesso avanzate negli incontri.

1) La critica al verticismo è scontata, ed altrettanto la necessità di costruire degli spazi
pubblici.

2) Sarebbe necessario rivendicare con forza non solo che noi abbiamo avanzato la candidatura Tsirpas ma che questo è stata possibile perchè in Europa ed anche in Italia ci sono state migliaia di compagni che hanno resistito alle offensive del nemico di classe, alle scissioni che non hanno portato coloro che le hanno fatte da nessuna parte (vedi SEL), alla vulgata antipartito. Migliaia di compagni e compagne devono pretendere rispetto.

3) Dicono che non dobbiamo fare come la sinistra radicale. Le critiche alla sinistra radicale
sono sacrosante per la frammentazione prodotta. Ma noi non dobbiamo accettare queste critiche: unitari lo siamo sempre stati, a volte anche troppo. Va invece anche detto con altrettanta forza che la cosiddetta società civile di sinistra in quanto a divisioni, frammentazioni, personalismi non scherza.

4) La critica alle posizioni antipartito è banale solo in apparenza. In questo caso non si tratta di sostenere, a mio modo di vedere, il ruolo dei partiti in generale, ma la necessità del partito per quel che riguarda un largo blocco popolare oggi variamente disgregato, la necessità di un progetto di trasformazione, di una teoria e di una pratica di lotta al potere, allo Stato. Questioni non astratte ma che riguardano immediatamente anche la campagna elettorale. A chi ci rivolgiamo, come, per cosa? In secondo luogo andrebbe posto il tema dell’efficacia politica che certi movimenti in quanto tali non risolvono. E questo non per un principio astratto ma come analisi dei processi reali vedi occupy wall street, gli indignados.

5) Tutto ciò va opposto (nei modi adeguati: i contesti non sono tutti uguali) alla concezione del civismo, cittadinanza, politica dei soli diritti, e quindi anticlassista e antipopolare. Il “civismo come ideologia” è stato la cifra della seconda repubblica e ha prodotto solo disastri. Ha prodotto Grillo e Renzi: padri e padroni politici come anche i 6 soloni. Il civismo, inoltre, è un misto di concezioni ideologiche liberiste, liberali, spontaneiste e riguardano aspetti importanti quali il mercato, il pubblico ed il privato, la democrazia ecc. E non si criticano queste posizioni solo portando l’attenzione sui conflitti. Non è solo questo il punto. È l’americanizzazione della politica e dei conflitti che va criticata.

6) Un aspetto che noi non sviluppiamo affatto è il socialismo. Tsipras nei 10 punti dice che siamo per il socialismo. Purtroppo, come ben sappiamo, questa affermazione manca di un’elaborazione conseguente. Dobbiamo tuttavia cominciare a parlare forte di socialismo in quanto allude ad un determinato campo di ricerca e di proposta. Da il senso che la lotta all’austerità, all’Europa, all’Euro non sono fini a se stesse. Ciò in opposizione a frasi quali:”un’altra Europa è possibile” che non significano nulla e che non possono più essere il nostro dire.

7) Il tema centrale della nostra campagna è la lotta all’austerità, al fiscal compact. Tuttavia, come abbiamo più volte sostenuto, ciò non necessariamente ci distingue poichè in un modo o in un altro sarà una posizione comune a tanti partiti. Non solo. L’efficacia della lotta all’austerità è tanto più efficace quanto più forte e frontale è l’attacco all’Europa in quanto tale.

8) E questa Europa reale è sì quella dei trattati ma anche dell’euro. Come ognuno può  vedere è questo un tema che sta emergendo sempre più nella discussione pubblica. Problematica da noi negata nonostante il deliberato congressuale per non spaventare le Spinelli di turno (a proposito di subalternità). Eppure sono le posizioni radicali verso l’Europa e l’euro che sono ascoltate, che fanno presa, che fanno discutere.

9) Purtroppo anche fra di noi, c’è tanto pressapochismo, anche nei sommi dirigenti. Quindi lo diciamo ancora una volta. L’euro è una delle cause principali del fallimento dell’ideale europeo. È insieme ai trattati uno strumento del liberismo e della finanza, in particolare del nord Europa. L’euro svaluta inevitabilmente ed automaticamente il lavoro in tutti i suoi aspetti. L’uscita dall’euro non è la soluzione ma la condizione per riprendersi la sovranità nazionale, popolare, democratica, costituzionale e per praticare in modo più efficace la lotta di classe per l’alternativa contro la nostra lumpenborghesia nazionale.

10) Una vittoria elettorale dei vari euro scettici pone anche il tema della rottura dell’Europa. E quindi dell’euro, e quindi di un’altra Europa. L’altra Europa non può essere solo l’Europa-Nazione ma può essere confederata o variamente articolata. Se si rivendica il pluralismo ebbene questo vale anche per queste problematiche.

11) Dicono alcuni che Syriza è diventata forte non proponendo l’uscita dall’euro, ma la lotta al memorandum. È corretto. Ma noi non siamo la Grecia, nè come nazione, né come sinistra, nè abbiamo alcun memorandum così facilmente identificabile a livello di massa. Ed una cosa è lo scontro su di un aspetto importante e comprensibile a livello di massa, una cosa è la prospettiva e la chiarezza politica riguardo alle dinamiche in atto ed al loro precipitare. Il problema, infatti, è non finire su posizioni riformiste, da ala sinistra della borghesia finanziaria, perchè sarebbero dolori. I greci seguiranno il loro percorso ma il problema del modello europeo è drammaticamente aperto anche per Syriza se vincerà le elezioni.

Ugo Boghetta

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