Stupidaggini euriste   Mimmo Porcaro

Non ringrazieremo mai abbastanza Vincenzo Sparagna per la sua opera di umorista. Ma una stupidaggine resta tale anche quando è scritta da una persona divertente. E nel suo recentissimo intervento, con preveggenza intitolato “Eurostupidaggini”, le stupidaggini in questione sono almeno due.

La prima consiste nel dire che siccome i guai dell’Italia derivano dal capitalismo è sciocco, assurdo, furbesco e “di destra” prendersela con l’euro. Bel ragionamento, non c’è che dire: conseguentemente, siccome il problema è il capitalismo, non prendiamocela con la legge elettorale, con lo scasso della Costituzione, ma nemmeno coi tagli del welfare o con la deflazione salariale: tanto il problema non è l’avere più o meno salario, ma è il lavoro salariato in quanto tale. Peccato, però, che una chiara coscienza del problema generale si formi solo a partire dal problema particolare, e che solo lottando contro l’esistenza attuale e concreta del capitalismo italiano un numero crescente di cittadini potrà comprenderne i limiti storici.

La seconda consiste nel non capire che l’euro è tutt’altro che irrilevante nel consentire la sopravvivenza del sistema attuale, perché impone continuamente, qualunque sia il grado di austerity di una politica, la soluzione della deflazione salariale, e perché costringe il debitore a restare eternamente tale. Ragion per cui uscire dall’euro magari non sarà la soluzione, ma certo ne è condizione sine qua non. Ragion per cui – pensate un po’ – c’è gente a sinistra, e non sempre gente estremista, che ritiene che la battaglia contro l’euro sia essenziale e sacrosanta.

Ma già, dimenticavo… in questo Sparagna non ha colpe. Oggi l’esistenza di una sinistra no-euro deve essere nascosta, come si fa coi parenti di cui ci si vergogna: perché anche la parte ipoteticamente più radicale della sinistra si è infilata in una coalizione elettorale che subito precisa, per non sbagliare e non sembrare inaffidabile, che il problema non è l’euro e che bisogna piuttosto cambiare le regole europee (ma non lo dicono anche, e meglio, Renzi e D’Alema?). Una coalizione che ha per front woman un’anticomunista di talento e i cui front men non perdono occasione per dire che contro l’euro ci sono solo nazionalisti di destra, o coglioni violenti e maleducati.

Così è: gli dei accecano coloro che vogliono perdere. O forse, nel caso della nostra radicalissima sinistra, gli dei nemmeno se ne curano più, ed ogni tanto lanciano dagli intermundia uno sguardo distratto sullo strano spettacolo di un partito dei lavoratori che difende la moneta dei padroni.

 

 

 

 

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