Europa Italia

oltre l’euro

sinistra, sovranità nazionale, socialismo

Bologna 18 ottobre 2014

pubblicazione interventi:

ugo boghetta

interventi già pubblicati: Mimmo Porcaro, Piero Pagliani

su sinistranoeuro.wordpress.com

Bologna 18 ott0bre

In genere rifuggiamo dall'affrontare i problemi più complessi: in realtà i problemi sono complessi proprio perchè non osiamo affrontarli. Seneca 

Il discorso noeuro ha fatto passi in avanti anche nella galassia della sinistra radicale ma le forze rimangono frammentate per settarismi, personalismi, logiche di piccolo gruppo. Nulla di nuovo purtroppo.

In questo modo ci si condanna ad una doppia irrilevanza: quella della sinistra cosiddetta radicale e quella noeuro nella sinistra radicale.

Purtroppo le cose vanno più veloci di noi. Le europee hanno radicalizzato il quadro: gli Stati Uniti d’Europa non ci saranno per molto tempo o forse mai. Sarebbe come gettare benzina sul fuoco.

C’è una moneta senza Stato. Dall’altra ci sono Stati senza moneta.

E’ mutato anche il quadro italiano. Salvini e Melloni hanno salvato un po’ di pelle per aver sposato il noeuro. ll pericolo della lepenizzazione della destra italiana è in atto.

Grillo in difficoltà rispolvera la questione del referendum ma in modo sempre confuso.

In un’occasione precedente Di Maio, ad una domanda su quale indicazione di voto avrebbero poi dato ad un eventuale consultazione, ha risposto fra il sarcasmo di tutti che non avevano ancora deciso.

Tuttavia, se i grillini dovessero effettivamente praticare la scelta della raccolta di firme di massa per una modifica costituzionale a sostegno di una proposta di legge per il referendum consultivo sull’Europa, per quanto l’obiettivo sia improbabile da raggiungere, non avremmo più alibi sul che fare.

Grillo o non Grillo, siamo in ultra ritardo.

Dobbiamo cominciare a stringere su ipotesi concrete di iniziativa politica sui punti centrali. Non si può dare battaglie in realtà marginali: l’austerity, fiscal compact, non a caso fatte proprie da Renzi. Si parla di disobbedire ai trattati. Ma di trattati c’è n’è solo uno: Maastricht, dove si decise il liberoscambismo, l’euro, la subordinazione alla Nato e, dunque, agli USA.

E, proprio per questa drammatica situazione, è giusto e necessario tenere insieme il quadro internazionale, la rottura dell’Europa, rottura che non può che avvenire a causa delle necessità e specificità nazionali, e il socialismo come uscita a sinistra dal liberismo e dall’euro.

In questo quadro vorrei tratteggiare alcune questioni esemplificative.

  1. In preparazione del convegno è stata sollevato l’obiezione che non si dovesse parlare di socialismo ma solo di euro. Trovo strano che dinnanzi al modello finanzcapitalista, alla vita di miliardi persone condizionate da profitti finanziari che viaggiano al nanosecondo, ineguaglianze abissali a fronte ad una potenza tecnologica mai vista, alla distruzione del pianeta, ad un Europa che è emblema di tutto ciò, la questione del socialismo sia da trattare come un tema a parte come fosse un soprammobile.

  1. La questione socialismo e la sua assenza pratica e concettuale ha un altro risvolto. No global, grillini, molti noeuro, ritengono che i concetti di destra/ sinistra siano obsoleti. Hanno ragione. Dopo l’89 di ideologie ne è rimasta una sola. Per questo il termine sinistra ha perso di senso, non identifica, non discrimina, non chiarisce. E non è un caso che per la prima volta i soggetti che entrano in conflitto non si rivolgono solo alla sinistra come un tempo. Non è un caso che i conflitti siano impotenti, anche quelli attuali contro il jobs act. Sono impotenti perchè senza prospettiva. A sinistra, anche in quella radicale il termine è stato spesso sostituito da diritti, cittadini, cittadinanza. Questo linguaggio nasconde anche una concezione della trasformazione per autolievitazione. Non esiste un nemico specifico, non esistono poteri reali. Bertinotti ai tempi di Genova diceva che obbiettivo del movimento era la crescita del movimento stesso. Una perla di massimalismo e movimentismo. Poi è finito come sappiamo. E molti non si sono ancora accorti che Genova è finita con la crisi del 2008. In buona sostanza la ripresa di una elaborazione, di una proposta socialista serve anche a ripristinare la dicotomia e l’alternativa destra/sinistra, la differenza fra noi ed il nemico di classe, fra noi ed il liberalismo, il liberismo. Non esiste sinistra senza socialismo. Del resto nel ‘900 il termine sinistra veniva usato genericamente per indicare i termini forti di comunista e socialista. Babbio, per altro verso, parlava di socialismo liberale, dove il sostantivo era appunto il termine socialista. Ma, mi chiedo e vi chiedo, è possibile dirsi comunisti senza avere e dotarsi di una prospettiva socialista concreta qui ed ora?! Non rischiamo di essere come i cattolici della domenica: tre pater ave e gloria ed finisce tutto lì!

Dobbiamo dunque uscire da sotto le macerie del muro di Berlino. Abbiamo dato troppa poca importanza agli effetti di questo evento. La ripresa di una rielaborazione marxista all’altezza della situazione non può prescinderne.

  1. Ed è anche per questi motivi che la sinistra ha il tabù della nazione. Ciò è il frutto di un’egemonia della destra: la nazione intesa solo come razza e come nazionalismo reazionario. Certo il movimento operaio su questo tema è stato altalenante e contraddittorio. Il manifesto del partito comunista finisce con: “proletari di tutto il mondo unitivi” ma nel testo si fa riferimento al prioritario radicamento nazionale da parte del proletariato. Le problematiche della seconda internazionale fino alla 1° guerra mondiale sono note. Il periodo bolscevico e La terza internazionale furono anch’essi altalenanti fra l’autodeterminazione dei popoli di Lenin, la subordinazione al Comintern, la successiva correzione, fino agli esempi di cui parlava Porcaro.

  1. Questo vuoto di prospettiva socialista e nazionalismo democratico è anche uno dei motivi che non ci permette di elaborare una proposta che affronti il ritornare al pettine dei nodi storici del paese: le sue rivoluzioni mai fatte, uno Stato ed una Pubblica Amministrazione che non funzionano perchè asserviti ai particolarismi delle classi dominati con qualche elemosina per le altre, la corruzione, la perdita di valori. Un paese senza né capo né coda e senza più sinistra in grado di dare un senso e una prospettiva diversa. E questo avviene nel paese di Gramsci?! Gramsci che non a caso elabora sul tema nazione dentro il quadro della rivoluzione bolscevica. I due termini non sono antitetici: l’uno esiste in relazione all’altro. Questo vuoto impedisce di pensare programmi basati sul blocco sociale e movimenti basati su alleanze di classe e fra classi. La sinistra che espelle la questione nazionale e bolla chi l’affronta come para fascista, ignora la propria storia. A proposito dell’euro non sa cosa sia una moneta. Ignora le esigenze del proprio paese e, dunque, anche del popolo lavoratore e delle altre classi.

  1. Queste cecità portano ad altri tabù. Uno di questi è l’immigrazione. Questione affrontata in termini cattolici. Il proletariato europeo è stato messo in difficoltà da molte cose. Due di queste rimandano alla creazione del classico esercito di riserva: la delocalizzazione delle fabbriche per cercare il più basso costo della forza lavoro, e l’immigrazione, attratta dal divario enorme di ricchezza, usata come competizione interna e come capro espiatorio dagli stessi che usano i migranti. Una tenaglia micidiale. Certo in passato non era semplice affrontare questa questione da un punto di vista politico. Ma da alcuni anni le cose stanno cambiando. L’immigrazione nel Mediterraneo ha ora come causa prevalente le guerre che devastano tutta l’Africa Sahariana ed il Medio Oriente. La causa di tutto ciò sono gli USA e la loro politica di destabilizzazione di tutta l’area mediterranea: anche l’Ucraina sta nel Mediterraneo. Avremmo dunque l’opportunità di elaborare una politica e una mobilitazione che metta sotto accusa gli Usa. Gli USA dovrebbero pagare! Fuori gli Usa dal Mediterraneo: yankee go home. Ed in questo modo dare nuova vita al movimento pacifista oggi non a caso muto. A ciò si collegherebbe una prospettiva euro-mediterranea come nuova e diversa collocazione del paese per sviluppare politiche di cooperazione in cui ognuno possa innanzitutto vivere nel proprio territorio. Già perchè se non ci fossero guerre ed abissali differenze la gran parte vorrebbe vivere a casa propria. Mare nostrum. Mare di tutti i popoli rivieraschi. Ciò, inoltre, sarebbe contestuale alla lotta contro il TTIP che è un’altra faccia della politica USA di subordinazione dell’Europa.

Come si può vedere da questi esempi il lavoro teorico, di analisi, di rielaborazione di una nuova cultura e proposta politica sono enormi e si intrecciano strettamente con i fatti, l’attualità, la politica di tutti i giorni. Intreccia il ruolo dei comunisti con quello della costruzione della sinistra, e la costruzione di un movimento democratico di Liberazione nazionale e decolonizzazione. Pone la democrazia non come mera procedura ma come strumento per perseguire obbiettivi sociali: la prima parte della Costituzione appunto. Non a caso per J. P. Morgan la Costituzione è para-socialista. Loro usano il termine, noi no: non è pazzesco!?

Questi incontri dovrebbero essere sempre più frequenti e più diffusi. E continuare anche approfondendo, pur nel quadro unitario delineato da Porcaro, i singoli aspetti.

Abbiamo bisogno di una mappa delle questioni e dei punti di vista per stringere e convergere. È necessario tuttavia passare anche all’azione: mentre discutiamo Sagunto infatti brucia. Bruciano i lavoratori, la democrazia, la sinistra, i comunisti.

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